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Un mondo nuovo è un mondo libero

“L’architettura non può prescindere dalla natura dei luoghi in cui sorge; quella di essere indipendenti dall’ambiente è un’illusione” è la premessa con cui Yvonne Farrell e Shelley McNamara hanno presentato la Biennale di Architettura numero 16, di cui sono le curatrici.

Yvonne Farrell, Shelley McNamara

La parola d’ordine è generosità d’animo; l’obiettivo quello di stimolare “nuovi modi di vedere il mondo e di inventare soluzioni in cui l’architettura possa provvedere al benessere e alla dignità di ogni abitante di questo fragile pianeta”. Oggetto di ispezione, lo dice il nome stesso, sono gli spazi liberi. Un invito a riconsiderare costantemente il nostro modo di pensare e guardare il mondo che ci circonda, creando soluzioni architettoniche innovative che rispondano alle necessità del prossimo. Freespace come un inno, un grido, puro e senza riserve, alla libertà, alla necessità di comunicare e sentirsi parte di un unico, fluido movimento organico. Uno spazio di opportunità, democratico e non programmato, aperto a utilizzi non ancora definiti dove c’è spazio per tutti.
Al debutto la Santa Sede, che presenta il suo primo padiglione, Vatican Chapels: un pellegrinaggio religioso e laico assieme, composto di dieci tappe progettate da altrettanti architetti giunti a Venezia da ogni angolo mondo: dall’Europa a lontano Giappone, dall’America Latina agli Stati Uniti fino alla remota Australia. Un percorso “diffuso” che si snoda tra gli alberi e conduce all’interno del bosco dell’Isola di San Giorgio, dedicato a tutti coloro che desiderano riscoprire la bellezza, il silenzio, la voce interiore e la solitudine.

Gunnar Asplund, cimitero Skogskyrkogården di Stoccolma

Il padiglione è dichiaratamente ispirato alla cappella costruita da Gunnar Asplund nel cimitero Skogskyrkogården di Stoccolma, il quale la definì come un luogo di orientamento, incontro, meditazione, casualmente o naturalmente formatosi all’interno di un vasto terreno alberato, inteso quale fisica evocazione del labirintico percorso della vita e del peregrinare dell’uomo in attesa dell’incontro. Così Vatican Chapels si concretizza in architetture complesse, amboni e altari che, dialogando, si integrano con la natura che li ospita.

Vatican Chapels via Metalocus

Come San Francesco che, privatosi dei suoi beni materiali, si rifugiò nella foresta alla ricerca della sostanza della sua esistenza, così i progettisti coinvolti nella pianificazione del padiglione hanno abbandonato tavole, modelli e render, per raggiungere l’essenza stessa dell’architettura: rimettere in ordine il caos eterno del nostro mondo. Un percorso che prende forma anche grazie alla sperimentazione e all’impiego di un’ampia gamma di materiali, coinvolgendo numerose aziende del settore: dalla ceramica al legno, dal calcestruzzo sottile a quello armato, dall’acciaio alla Pietra di Vicenza.

Un viaggio alla riscoperta del silenzio, senza mete, dove l’ambiente è soltanto una metafora del peregrinare della vita, in cui modernità e spiritualità si incontrano a ricordarci quel legame indissolubile che da sempre unisce arte e fede, e che l’architettura, nei secoli, ha saputo raccontare con naturalezza.