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Mr Sean Godsell

Nel 2002 l’autorevole rivista Wallpaper ha citato Sean Godsell come una delle dieci persone destinate a “cambiare il modo in cui viviamo”. Nel 2003 ha ricevuto una citazione dal presidente dell’American Institute of Architects per il suo lavoro per i senzatetto. L’anno seguente il suo prototipo di Future Shack è stato esposto per sei mesi al Cooper Hewitt Design Museum dello Smithsonian Institute di New York. La rivista Time ha nominato l’architetto nella sezione “Who’s Who – The New Contemporaries” del suo supplemento per lo stile e il design del 2005. Era l’unico australiano e l’unico architetto nel gruppo di sette eminenti designer. 

Mr Tismith ha avuto il piacere di intervistarlo in occasione della sua collaborazione per Vatican Chapels, allinterno della Biennale Architettura 2018.

La sua architettura spesso si configura come archetipo di rifugio, di protezione da una natura ostile e brutale. Qual è l’ambiente / contesto più stimolante in cui vorrebbe costruire?

Sono felice di lavorare in qualsiasi parte del mondo. Penso che i bravi architetti si adattino alle condizioni locali e progettino di conseguenza. La particolarità del clima australiano condiziona il mio lavoro, ma ciò non vuol dire che non potrei progettare un edificio in Scandinavia ad esempio: sarebbe solo un edificio diverso.

In un’intervista su Archilovers ha stilato una lista delle sue cinque chiese preferite, e le due chiese di epoca contemporanea sono degli anni ’50- ’60 del ‘900, entrambe di Le Corbusier: come immagina sarà l’architettura sacra fra cento anni?

È una domanda interessante. Spesso mi chiedo cosa avrebbe fatto Le Corbusier se fosse ancora vivo e stesse progettando. Abbraccerebbe il mondo digitale? Recentemente abbiamo completato una nuova casa, nota come House on the Coast. Parte della proposta per questo edificio era contemplare linfluenza dello smartphone all’interno della società e più in particolare come lo smartphone comunica il modo in cui progettiamo. Le persone sono così connesse attraverso i loro telefoni che soffrono di una strana forma di ansia se separati da questi anche per un breve periodo di tempo. Questo bizzarro fenomeno è un anatema per lintera idea di una casa progettata per il fine settimana, in cui il relax e la disconnessione sono solitamente collegati. Paradossalmente, House on the Coast si gestisce attraverso più interfacce digitali. È un dispositivo-casa. Per rispondere alla domanda, penso che la tecnologia personale stia diventando sempre più inestricabilmente legata al modo in cui viviamo, condizionando anche il modo in cui gli architetti progettano.

Godsell, House on the coast

Come progettare un’architettura “nello spirito umano”, come mantenere vive quelle caratteristiche di misticismo e raccoglimento che prescindono dal tempo?

L’architettura non esiste solo in mattoni e malta. L’architettura esiste nello spirito umano. In determinate circostanze e nelle giuste condizioni, un architetto può organizzare le componenti di un edificio in modo così profondo che ci sentiamo molto più vicini al risultato sul piano intellettuale e spirituale, piuttosto che semplicemente fisico. Nel suo testo fondamentale Vers une architecture, Le Corbusier la descrive in questo modo: “Impieghi pietra, legno e cemento e con questi materiali costruisci case e palazzi; questo è costruire. L’ingegnosità è al lavoro. Ma all’improvviso mi tocchi il cuore, mi fai del bene, sono felice e dico: ‘Questo è bello’, cioè l’architettura. L’arte entra in scena.”

Le Corbusier, La Tourette

Un elemento fondante della sua architettura è l’ecosostenibilità. Quali sono le caratteristiche che ricerca in un materiale per il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente?

Per utilizzare il legno come esempio: nel mio studio usiamo solo legno riciclato. Perché abbattere un albero se non è necessario? Usiamo solo legname da piantagione per lavori strutturali. Il rimboschimento è un sistema fondamentale per proteggere il pianeta e tutti gli architetti dovrebbero sottoscrivere questo modo di pensare.

Qual è stata la prima volta e quale l’ultima di cui ha memoria in cui è entrato in una chiesa? Scelga due parole per descrivere queste esperienze.

Da bambino ricordo che mia madre mi portò nella nostra chiesa parrocchiale, la St Joseph’s of Black Rock. In una parola fu “terrificante” L’ultima volta che sono entrato in una chiesa è stato l’anno scorso al funerale di mia madre, nella cappella delle suore carmelitane a soli 100 metri da casa. In una parola fu “terrificante”.

Architettura, pittura e scultura nell’arte sacra sono spesso inserite l’una nell’altra, mentre il progetto Vatican Chapels non prevede iconografie. Questa assenza figurativa la sente come necessaria per il fruire del suo lavoro, o la presenza di un elemento pittorico-scultoreo potrebbe esaltare complessivamente l’opera? Se sì, che opera inserirebbe nella sua cappella?

Nel mio lavoro il figurativo è implicito attraverso l’astrazione. Nel caso delle Vatican Chapels l’ambientazione fornisce una sorta di artificio – Venezia è una costruzione naturale – che integra l’architettura e quindi, in questo caso, qualsiasi iconografia è ridondante.

Ha un quadro sacro preferito?

Ho letto la recente biografia di Walter Isaacson su Leonardo Da Vinci durante le vacanze di Natale. Avevo studiato i suoi lavori preparatori a gessetto de La Vergine e il bambino con Sant’Anna e Giovanni Battista all’università, ma ho avuto modo di scoprirlo e apprezzarlo nuovamente mentre leggevo questo bel libro. Quindi, per ora, questo è il mio dipinto religioso preferito!

Da Vinci, La vergine e il bambino

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