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Mr Renzo Piano

“Quello dell’architetto è un mestiere d’avventura: un mestiere di frontiera, in bilico tra arte e scienza. Al confine tra invenzione e memoria, sospeso tra il coraggio della modernità e la prudenza della tradizione. L’architetto fa il mestiere più bello del mondo perché su un piccolo pianeta, dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle più grandi avventure possibili”. Così scriveva nel 2007, nel volume Giornale di bordo, uno dei più famosi architetti italiani del XX secolo: Renzo Piano.

Muse, Trento

Nominato senatore a vita per i meriti portati alla Nazione grazie al suo lavoro e primo italiano inserito, nel 2016, nella classifica delle 100 personalità più influenti del mondo seconda la rivista “Time”, Piano è quello che si definisce un’archistar. Nato a Genova nel 1937, Piano deve la sua fortuna internazionale a diverse opere progettate in tutto il mondo, anche se la critica fa risalire l’inizio del suo successo planetario a un edificio costruito a Parigi nel 1971: il Centro Georges Pompidou. È in quest’opera, infatti, che Piano esprime al massimo la sua visione dell’architettura come qualcosa di disruptive e al tempo stesso figlia della tradizione artigiana. Il Centro Pompidou, noto anche come Beaubourg, è stato definito come l’opera che ha “rovesciato l’architettura mondiale”, tanto da diventare uno dei simboli di quella del ‘900. La ragione sta nella scelta, fatta da Piano e dai colleghi Rogers e Franchini, di mettere all’esterno ed enfatizzare con il colore tutti quegli elementi che di solito si trovano all’interno di un edificio, come tubature, ascensori, scale, condotti dell’acqua e dell’elettricità.

Centre Georges Pompidou

Non si tratta però di una voglia di stupire fine a se stessa. Quella di Piano è, infatti, una ricerca continua della sperimentazione – tanto nelle forme, quanto nei materiali – che si lega a doppio filo con una tendenza anti-accademica che ha come motore il concetto del “disegno su misura” e la voglia di far uscire la cultura dai luoghi specialistici, avvicinandola invece alle persone.

Porto di Genova

Un’attitudine questa che è valsa a Piano numerosi incarichi di consulente all’urbanistica, come nel caso di Genova e della città di Trento. In questi e in altri luoghi l’architetto ha portato il suo concetto di città e una nuova filosofia dell’abitare, che parte dalla riconversione e dalla ri-valorizzazione di luoghi e spazi preesistenti, come per esempio il porto di Genova o il quartiere Le Albere nel capoluogo trentino.